Giacca arcobaleno: se gli anni ’60 sono (s)Cotti e scontati

F35:Cotti (M5S)parla con giacca della pace,interviene Grasso

In un revival pacifista che più scontato non si può (come dire fiori a primavera) il senatore grillino Roberto Cotti protesta formalmente contro l’acquisto dei caccia F35 indossando nell’aula di Palazzo Madama una giacca arcobaleno con la scritta “Pace”. A ispirazione della famosa bandiera. Bisogna riconoscere merito all’idea di marketing (le sue foto sono su tutte i giornali), ma molto meno al gusto e alla fantasia. Ed è ciò che interessa in questa sede, in cui si parla di moda.

Cotti, a quanto pare, è un tipo a cui l’abbigliamento colorato piace. Sul sito del Senato, ad esempio, il parlamentare M5S sorride nella foto della propria scheda personale indossando una cravatta bislacca, con un faccione – molto mesto – di Vincent Van Gogh. Il dipinto ha oltre un secolo di vita ma a ogni applicazione da merchandising – penne, agende, puzzle – si incupisce sempre di più. Figurarsi stretto al collo di un senatore. Sulla stessa pagina web è anche scritto che Cotti è nato nel 1961, quindi ne possiamo dedurre che gli anni del flower power e dell’hippy spinto (seconda metà degli anni Sessanta) li ha studiati sui libri di scuola o li ha visti in televisione. Forse è per questo che, quando è dovuto andare a gridare il suo agli F35 per la pace, ne ha dato un’interpretazione che più pedissequa non si può.

F35:Cotti (M5S)parla con giacca della pace,interviene Grasso

Mancava una colomba, che certo avrebbe fatto una migliore figura sulla cravatta rispetto alla “V” che campeggiava su quella scelta ieri dal senatore ex guida turistica. Forse un richiamo alla V/V (5 in numeri romani) che campeggia sul simbolo del movimento grillino, ma proprio brutto, già stonato rispetto al blazer blu che il parlamentare indossava prima dell’esibizione in technicolor. Una colombella, magari calcando la silhouette dell’uccellino di Twitter, in un sommo inno alla rete, avrebbe completato il look da bravo scolaretto che ha imparato la lezione hippy.

Il presidente del Senato Grasso non ha apprezzato la mise e ha subito richiamato all’ordine Cotti, il quale, in quanto a disobbedienza, merita un’insufficienza: voilà e la giacca iridata è sfilata per tornare al blu d’ordinanza. Noi anche rimandiamo il senatore, a lezione di stile. Il rainbow-blazer invece, sottratto al suo proprietario, lo salviamo con riserva. Dalle foto catturate a palazzo Madama non si capisce né come vesta, né come sia stato cucito, ma non sembra mal confezionato. Diamo pace al simbolo della pace. Affidiamolo a mani esperte, che ne valorizzino il significato e i colori. Al senatore Cotti poi riconosceremo il copyright.

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2 pensieri su “Giacca arcobaleno: se gli anni ’60 sono (s)Cotti e scontati

  1. Scusate.Avete fatto una gaffe.Non avete capito una cosa.La giacca di cui si parla è semplicemente una giacca foderata con sopra la tradizionale bandiera arcobaleno della pace.Un simbolo che non passa di moda.Mai.Ogni anno centinaia di migliaia di giovani e anziani la usano durante la marcia della pace Perugia Assisi.per non parlare dell’utilizzo simbolo contro la guerra durante ogni conflitto.Affermare che un indumento degli anni ’60 è sciocco.Avete toppato.E di brutto pure.

  2. Caro Mario,
    innanzitutto mi scuso del ritardo con cui ti rispondo.
    Non intendo contestare alcun simbolo. Non lo farei per principio. Ma ho anche l'”aggravante” di aver partecipato a varie edizioni della marcia della pace di cui fai riferimento e ho una bandiera della pace appesa fuori casa. Qui però non si parla di simboli, ma di stile e abbigliamento. Ciò che non trovo di buon gusto è che un senatore per contestare gli F35 sfoderi in aula una giacca tanto per dichiararsi pacifista, che non sia in grado di portare avanti la protesta se non per qualche secondo. Se avesse sventolato la bandiera avrei apprezzato di più il gesto.
    Il capo in sé – quindi anche questa declinazione del simbolo – in sé a me piace. Quindi di nuovo: non sono contro “l’idea”, ma contro “il contesto”. Tant’è che concludo dicendo che se ne potrebbe tirare fuori un capo non solo a uso e consumo delle sedute del Senato e che valorizzasse perciò, come dici tu, l’uso che ne fanno “centinaia di migliaia di giovani e anziani”. Come me e, suppongo, come te.
    Cari saluti

    l’autore

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