Una reunion da brividi

Premessa: i Blur sono per molti una delle band simbolo di quello che negli anni ’90 e in seguito è stato identificato come Brit Pop, un genere tipicamente British, che volente o nolente ha contagiato il suono Made in Uk di questi anni.
Nella battaglia senza fine con gli Oasis, i Blur sono sempre stati i più sofisticati e quelli che musicalmente hanno sperimentano di più, cercando di sparigliare le carte ad ogni nuovo progetto.
Dopo il loro ultimo concerto ad Hyde Park del 2009, a seguito del ritorno del vero talento musicale della band, il chitarrista Graham Coxon, le speranze di rivederli nuovamente dal vivo si erano rinverdite dopo l’uscita del singolo Under the Westside lo scorso anno. E infatti in questo 2013 la band inglese ha intrapreso un lungo tour che li ha portati anche in Italia, per due date, una a Milano e l’altra a Roma.

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Noi eravamo a Milano, nella cornice dell’Ippodromo del Galoppo, che quest’anno ha ospitato grandi nomi del panorama musicale internazionale. Non potevano quindi mancare i Blur.

Il pubblico aspettava da tempo questo concerto e ha dimostrato da subito tutto il suo entusiasmo.
Dall’inizio si è capito che i Blur non erano lì per un compitino, ma volevano emozionare e ci sono riusciti aprendo le danze con un carico da 90 non indifferente come Girls & Boys, una delle hit di maggior successo. In questo modo i Blur hanno salutato un Ippodromo gremito di gente, dall’età più disparata ed è subito delirio. Il caldo asfissiante di pochi minuti prima sparisce liberando nell’aria sudore e polvere…rock’n’roll ad alta tensione.
[quote_right]”i Blur sono sempre stati la band più sofisticata e che musicalmente ha sperimentato di più nel panorama del brit pop”[/quote_right]La band è invecchiata, si vede, ma la forza e la potenza sono sempre le stesse, così come la verve di Damon Albarn, leader e anima dei Blur a cui fa da contraltare la pacatezza e il talento di Coxon. Questa dualità che ha portato la band anche allo scioglimento per ben 6 anni sembra ora aver trovato un punto comune, come era agli inizi. Alex James è ancora il belloccio e il dandy del gruppo. Leggermente disintossicato si presenta sul palco in bermuda e scalzo, da vero bohemien, con il classico caschetto, suo marchio di fabbrica.
Dopo aver scaldato i motori con Girls & Boys, la band ha piazzato Popscene, There’s No Other Way, Beetlebum, Out of Time, Trimm Trabb e Caramel.
A questo punto è arrivato il quintetto delle meraviglie! Ad iniziare da Coffee and TV, con annessa sorpresa dei fan ai Blur. Infatti a quel punto dal pubblico si intravede il mitico pacco di latte che nel famosissimo video va alla ricerca di Coxon. All’inizio sembrava una trovata della band, ma poi quando “Milky” è salito sul palco si è capito che i Blur erano all’oscuro di tutto ed è così che si sono esaltati ancora di più per questo tributo del pubblico italiano!

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Più gasati che mai hanno continuato con Tender, una delle canzoni più belle e hanno regalato a loro volta un contro programma, eseguendo To the End. Questa canzone non veniva eseguita live dal 2009, anno del loro mega concerto ad Hyde Park. Giusto il tempo di riprendersi da questa chicca e così, di fila partono Country House e Parklife ed è delirio allo stato puro. A quel punto tutto l’Ippodromo era in visibilio! Così i [quote_left]”la ciliegina sulla torta del concerto non poteva che essere song 2″[/quote_left]Blur hanno provato a raffreddare gli animi bollenti, dovuti anche alle temperature tropicali, con End of Century (e litri di bottigliette d’acqua) e This Is a Low. Si è arrivati così alla fine della prima parte del concerto. Le emozioni a quel punto erano tante e le aspettative quasi tutte appagate. Ma si sa che di solito la seconda parte di un concerto riserva sempre il meglio. E come in ogni narrazione che si rispetti si ricomincia con una canzone tranquilla come Under The Westway, eseguita al piano da Damon Albarn per proseguire, con un crescendo di pathos, con For Tomorrow, di beatelsiana memoria. Prima di The Universal la confessione di Albarn, “You’re finishing me”: una vera e propria dichiarazione d’amore per il pubblico milanese.
“Fino a qui tutto bene” si diceva in un famoso film: mancava solo la ciliegina sulla torta, la botta finale per un concerto in cui tutti hanno dato il massimo. Song 2 ovviamente. Appena è partito il riff di chitarra si è scatenato l’inferno, manifestato nel fumo di terra che prepotentemente si alza per il pogo. Due minuti di follia pura!

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Alla fine del concerto rimane un bellissimo ricordo. Una band che rimane ancora tra le grandi del panorama britannico e mondiale. Potrebbe partire il toto titoli sulle canzoni che avrebbero potuto ancora fare (in primis Charmless Man). Un’ora e mezza possono sembrar poche, ma ci vuole una grande abilità nel concentrare il meglio di quasi 25 anni di carriera. I Blur hanno evitato l’effetto karaoke, hanno regalato ai propri fan un’ora e mezza di musica di alto livello e il pubblico italiano ha dimostrato tutta la sua ammirazione per questo gruppo. Ora aspettiamo davvero il nuovo album!

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