La tecno-corona che ci renderà liberi… di oziare

L’uomo è per sua natura pigro e chi dice il contrario o è un ciarlatano o è troppo pigro per dire la verità tanto da rendere allettante a tanti l’esistenza del Brain Computer Interface. Si tratta di prototipi già piuttosto vecchi – senza dubbio old but gold, come si suol dire – ma che stanno spopolando soltanto in questo periodo a causa del prezzo che continua a scendere. I Brain Computers Interface, comunemente noti nella comunità scientifica come BCI, sono degli apparecchi piccoli e maneggevoli, gli ultimi modelli sono parecchio eleganti e chiaramente di utilità smisurata.

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Infatti, basta inforcare un BCI – si indossa esattamente come un casco da moto ma è decisamente meno appariscente, molto meno ingombrante e, cosa più importante, a girarci per casa non ci si sente un power ranger – e scaricare l’app disponibile per Android e iOs per avere a portata di mano l’intera casa; dalla macchina del caffè in cucina all’elicottero telecomandato in camera da letto, dal computer al piano di sopra fino al cancello automatico fuori casa.

Invitante, non è vero? In effetti con un BCI è possibile fare tutto stando seduti a sorseggiare una birra ed è proprio per questo – per la loro comodità – che molti evangelisti di Google – tra cui lo stesso Vint Cerf, uno dei padri[quote_right]”il futuro dei comandi a distanza è già oggi”[/quote_right] fondatori di internet – prevedono di vedere la tecno-corona sul capo di metà della popolazione mondiale entro il 2050. Fantascienza o realtà? L’ardua sentenza ai posteri, fatto sta che i BCI sono alla portata di tutti e non hanno controindicazioni per la nostra salute, sono piuttosto belli da vedere e decisamente funzionali; sfruttando i segnali derivanti direttamente dalla nostra stessa attività celebrale, infatti, i mini robot – perché di questo stiamo parlando, di robot – interpretano i nostri comandi espressi con il solo pensiero traducendoli a loro volta in azioni concrete.

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Voglio un bel caffè.

Basterà pensare in un futuro non troppo lontano per sentire l’aroma dei chicchi tostati pervadere la casa.

Vediamo cosa c’è su Italia 1 stasera.. oh, cavolo, devo aver lasciato il telecomando in cucina.. be’, tanto meglio: metti su Italia 1.

Borbotteremo con espressione compiaciuta.

Sta squillando il telefono! Chissà dove diavolo ho messo il cordless.. e va beh, rispondi al telefono.

Penseremo rispondendo all’ennesimo operatore. Insomma, non dovremo più alzare un dito.

Ma è davvero tutto oro quel che luccica? La risposta è ovvia: no. Come tutti i computer – i BCI sì sono robot e i robot in effetti altro non sono che computer – i BCI sono esposti ai virus. Qualche giorno fa, infatti, alcuni [quote_left]”un virus che attacca il cervello?”[/quote_left]ricercatori delle università di Oxford e Ginevra hanno testato la sicurezza dei BCI introducendosi nella mente dei partecipanti all’esperimento. Il risultato è stato che nel 40% dei casi gli hackers-ricercatori sono riusciti a penetrare nei BCI dei partecipanti e quindi a carpire informazioni riservate – codici di sicurezza, PIN e password, coordinate bancarie, indirizzi e numeri di telefono, date e segreti – prelevandole direttamente dalla mente delle cavie.

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Davvero inquietante, sì. Se un virus entra nel nostro computer – cosa di per sè estremamente fastidiosa che istiga all’omicidio brutale – dobbiamo solo far girare l’antivirus e se la cosa persiste portare il pc in assistenza, maledicendo gli hackers; se un virus invece entra in un BCI ha il controllo totale e diretto della nostra mente e può così aggirarsi indisturbato tra informazioni riservate e scheletri nell’armadio che, nella maggior parte dei casi, non si trovano scritti in codici binari nei nostri computer. I ricercatori che hanno kackerato i 28 partecipanti, ovviamente, non hanno utilizzato le informazioni carpite, ma immaginate adesso – in un futuro che possiamo già toccare – che un hacker, che sfortunatamente non ha come scopo la ricerca, riesca a craccare il vostro BCI e che quindi abbia libero accesso a tutti i dati sensibili contenuti nella vostra testa – comprese le già citate coordinate bancarie, password di ogni genere e i segreti che tenete nascosti da anni. Chiunque potrebbe minacciarvi, ricattarvi e derubarvi. Ne vale davvero la pena?

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Probabilmente un giorno la pigrizia avrà la meglio e decideremo che potremo fidarci dei BCI, come ha predetto Cerf, per adesso non possiamo far altro che sperare che gli aspetti più negativi di un sogno di ozio che dura una vita non diventino cruda realtà.

(Oltre al lato ludico, che abbiamo voluto sottolineare per raccontarvi dell’esperimento, i BCI potrebbero rivoluzionare lo stile di vita di persone costrette per motivi di salute a non poter più muovere nemmeno un arto, è a loro che il nostro pensiero va, con la speranza che questa tecnologia diventi davvero presto a portata di tutti e senza gli inconvenienti sopra esposti).

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