L’ombra dell’arte

L’arte è un affare per pochi, si sa. Ci vuole occhio per capire certe opere, una mente più che aperta spalancata per coglierne il significato che stagna dietro un innegabilmente banale aspetto esteriore e una sfera emotiva ampia e in diretto contatto con l’intelletto che alberga in ognuno di noi. Tuttavia, sfido chiunque a osservare per qualche istante una scultura qualsiasi appartenente alla serie “Shadow Sculptures” di Tim Noble e Sue Webster e riuscire a carpirne il significato nonostante uno studio attento.

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Impresa complicata se non impossibile senza l’ausilio di un un faretto che proietti l’ombra della scultura al muro. Solo allora si capisce che non è tutto lì, solo allora si capisce che il cumulo di immondizia ammonticchiato sul pavimento non è quel che sembra, non è semplicemente una massa informe di rifiuti.

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Ombre è la parola chiave. Letteralmente “Shadow Sculptures” significa “Sculture delle ombre” ed effettivamente mai un nome fu tanto azzeccato, le opere dei due artisti inglesi giocano tutto sull’ombra proiettata che modifica completamente il modo di guardarle.
Tim e Sue sono due artisti britannici – marito e moglie – che per anni hanno collaborato come coppia, hanno creato opere d’arte innovative e originali che hanno catturato l’attenzione del grande pubblico portandoli sotto la luce della ribalta, facendo sì che i loro nomi non venissero inghiottiti dallo scuro dimenticatoio al momento del divorzio. Erano in molti a credere infatti che fosse solo ed esclusivamente quello il legame speciale che faceva sì che le idee eccezionalmente creative balzassero loro alla mente, tuttavia negli anni seguenti alla separazione i due hanno continuato a lavorare assieme collaborando a svariate mostre di gran successo.

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Appartenenti al movimento cosiddetto post-YBA, post Young British Artist, i due sono principalmente famosi per la già citata serie di sculture “Shadow Sculputers”. L’idea è venuta loro in mente agli inizi degli anni ’90 ed è stato solo nella prima metà del decennio che hanno messo sù qualcosa che rispecchiasse in modo approssimativo ciò che avevano in testa. Le prime due opere che li hanno consacrati come artisti a livello internazionali, tuttavia, hanno visto la luce a partire dal ’97, entrambe appartenenti alla suddetta serie ed entrambi contesi dalle le maggiori gallerie d’arte moderna inglesi. Essi sono: “Dirty White Trash” e “Miss Understood & Mr Meanor”.

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Nonostante il risultato possa sembrare facile da ottenere è piuttosto complesso e ha richiesto ore e ore di lavoro. Sostanzialmente i due artisti hanno collezionato rifiuti dai colori accessi che potessero richiamare immediatamente alla memoria dello spettatore il proprio contenuto, venivano trattati in modo da essere più definiti di quanto non erano in partenza e poi assemblati assieme in modo da far sì che l’ombra proiettata su un muro da un faretto strategicamente piazzato rappresentasse un soggetto definito. Si tratta di un risultato eccezionale, bello da vedere e minuziosamente accorto in ogni singolo dettaglio.

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Com’è chiaro e com’è già stato detto si tratta di opere il cui vero significato può essere ricavato solo se si dispone di determinati attrezzi e se si fa particolare attenzione, ma aldilà della sua forma contenutistica sorprendente e della tecnica sbalorditiva ciò che colpisce è anche il significato dell’uso dei materiali. Tim e Sue avrebbero potuto utilizzare qualsiasi oggetto di uso comune per produrre le ombre di cui volevano dar mostra, ma hanno scelto dei rifiuti. Chiaramente l’arte è il campo della soggettività, in tutto e per tutto da sempre e per sempre, ma in un uso tanto spregiudicato di semplice spazzatura – puntellata da gabbiani impagliati che beccano alla ricerca di poche briciole rimaste – si potrebbe vedere il modo in cui della rivoltante spazzatura da vita a forme a volte tanto dolci e a volte tanto macabre. La rinascita è in ogni caso possibile.

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