Smallfish: le dimensioni contano?

Le dimensioni contano? Secondo Smallfish la risposta è no, anzi. Cos’è Smallfish? Una realtà tutta italiana che è pronta a fare un salto oltreoceano a colpi di pubblicità e video. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Luca Paracchini, Marketing Director & Co-Founder, che ha fatto da portavoce al suo team (composto da 10 persone al momento) e alla creatura di Pietro Gorgazzini, CEO & Founder di questa realtà.

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Ciao Luca, puoi raccontarci cos’è SmallFish in una frase comprensibile a chiunque?

Ci posso provare! Generalmente ci definiamo come “Own Media Provider” che in forma comprensibile sarebbe “Produciamo contenuti video originali che raccontano brand, prodotti o messaggi attraverso i quali le aziende diventano editori, aggregando un proprio pubblico in target. La chiave di tutto, quello che ci distingue, è il “come” produciamo i contenuti: gestiamo due piattaforme (in arrivo la terza!) Dokout e Standouter, che coordinano il lavoro di due community di professionisti freelance – rispettivamente filmmaker e artisti.

In Italia come sta rispondendo questa “piccola agenzia” al mercato?

Ti passo il “piccola” ma non il termine agenzia. Siamo una piattaforma tecnologica. Un’ agenzia, per via del modello tradizionale di gestione dei progetti, non sarebbe mai in grado di realizzare 50 video originali, in più paesi diversi, in un mese. Noi si. E ad un quinto del costo.

Il viaggio verso l’America…Una fuga di cervelli oppure in Italia non si riesce davvero a crescere facilmente?

Abbiamo iniziato l’avventura verso la fine del 2013, abbiamo avuto i primi contatti con i clienti a cavallo fra il 2013 e il 2014 mentre, in parallelo, sviluppavamo la piattaforma tecnologica e reclutavamo i primi artisti che avrebbero costituito la community di partenza del primo sito, Standouter.com. Devo dire che per lo scenario advertising in Italia eravamo, e siamo tutt’ora, un pelino in anticipo sui tempi. Negli Stati Uniti, ma anche in Francia per guardare ad un orizzonte più vicino, esiste un vero e proprio ecosistema del branded content come strumento di comunicazione pubblicitaria, da noi siamo proprio agli inizi. Da circa metà dell’anno scorso, i brand hanno iniziato a comprendere le potenzialità del modello e a darci fiducia, abbiamo collaborato con diversi clienti tra cui Tuborg, Universal Pictures, Metro e Go&Fun, molte soddisfazioni! Quest’anno speriamo che nessuna grande azienda resti indifferente a quello che, dati alla mano, è il futuro della comunicazione online.

Cosa ti aspetti da questo viaggio e dagli investitori?

L’Italia, a differenza di quello che molti pensano e al netto delle normative sul lavoro e del sistema di tassazione, è un terreno fertile per le imprese nella misura in cui consente di agire “nell’ombra” in un mercato relativamente chiuso, senza esporsi al mercato internazionale che, tendenzialmente, schiaccia o, peggio ancora, ruba le idee migliori che iniziano ad emergere senza tuttavia avere ancora le spalle abbastanza larghe per difendersi. Esistono circa 16.000 diverse società attive su nuovi modelli di business che senza scrupoli replicano idee alla velocità della luce.
Il nostro viaggio verso il mercato US è dipeso dal fatto che siamo stati selezionati nel 2014 da VentureOut NY per partecipare ad un programma che inseriva diverse realtà innovative da tutto il mondo nel mercato US: SmallFish ha ricevuto feedback entusiasti da parte del panel di investitori e da lì l’idea di aprire una sede a NY ha cominciato a prendere forma, ma la creatività centrale resterà in Italia, di sicuro.

Hai già in mente quale sarà la tua strategia per convincerli che SmallFish è l’idea giusta per loro?

Come ho già avuto modo di spiegarti abbiamo ricevuto un forte interesse da diverse figure a New York, strategia per convincerli? Lì hanno naso per l’innovazione, mi ha raccontato Pietro (CEO & Founder) al suo ritorno, sanno distinguere fra fuffa e concretezza. Niente noiose presentazioni ppt, niente slide con numeri gonfiati sul fatturato potenziale o le dimensioni del mercato: se c’è un problema reale e hai un sistema per risolverlo generando profitto, allora hai la loro completa attenzione! Certo, poi servono le capacità di trasformare un’ idea in azienda.

Puoi indicarci qualche video progetto che ritieni essere il migliore realizzato fino ad oggi?

Difficile trovarne solo uno, ho seguito molti progetti personalmente ai quali sono affezionato, altri solo supervisionati, direi questi 3: THE KING OF TATS – Bird’s Peak Films, NO FOOT – STEFANO GHISOLFI – Bird’s Peak Films, SHOOT THE GODFATHER – Mauro Andrea Piredda.

Voi cosa ne dite? Guardate i video per deciderlo!

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