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Cos’hanno in comune loghi e tatoo? Ce lo svela Privalia

I brand – com’è noto – hanno spesso puntato sul logo per costruire e per comunicare la propria brand identity e Privalia ha voluto ricordarcelo. Ai propri consumatori sono da sempre stati comunicati modelli chiari da “imitare” e dei mondi di riferimento ai quali aspirare e appartenere.

Privalia
Il logo che una persona indossa, secondo una recente ricerca realizzata da Privalia e condotta su un campione di donne italiane iscritte al sito di età compresa tra i 20 e i 50 anni, fornisce per il 52% delle donne intervistate informazioni precise sulla sua personalità e per il 57% dettagli fondamentali sul suo stile di vita.

La preferenza di un articolo con logo rispetto a uno no logo si riflette anche nell’analisi degli acquisti effettuati su Privalia: oltre il 55% dei clienti preferisce acquistare un accessorio con logo rispetto a uno unbranded. Oggi, grazie a contaminazioni e commistioni sempre più forti del fashion system con altri mondi divenuti affini (quali musica, street art, body art, advertising, sport), i brand hanno intravisto una nuova strategia vincente per comunicare il proprio posizionamento: il tatuaggio. Quello che un tempo era motivo di trasgressione, quasi uno stigma per alcune società, è oggi uno dei terreni più fertili da cui trarre spunto.

Privalia
Tanto quanto un logo inciso su un accessorio o su un indumento, il tatuaggio gode di un forte potere comunicativo. Per il 54% delle donne intervistate un tatuaggio è in grado di fornire informazioni sulla propria identità e quella degli altri.
Conferma che viene dalle stesse motivazioni che spingono una persona a tatuarsi: l’84% del campione – fra le donne tatuate – ha scelto di imprimere un tatuaggio sulla propria pelle per raccontare un momento, per fermare un attimo.
Nascite dei figli, dichiarazioni d’amore al partner, ricordi da celebrare caratterizzano la pelle di alcune fra le più famose celebrity italiane e internazionali, riconoscibili sia per le loro capacità artistiche, sia per la loro identità, strettamente correlata al numero di tattoo. Siamo quindi ancora così legati allo sfoggio di un logo che ci rappresenti, su vestiti o sulla pelle, ancora oggi? Noi pensavamo proprio di no ma a quanto pare questa ricerca ci racconta qualcosa di diverso, soprattutto per le persone appassionate di acquisti perché iscritte al famoso sito di acquisti privati. Voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con questa ricerca?

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