In caso di crisi: cosmetici di Garnier alle militari Israeliane

La notizia è già girata ovunque: Garnier Israele ha spedito ad un reparto femminile dell’esercito di Netanyahu, una serie di prodotti di bellezza. Questo è quello che è stato raccontato da Al Jazeera. Poco dopo alcuni dei presunti scatti sono stati pubblicati su Facebook dalla pagina “Stand with us”, una ONG che supporta Israele, con il messaggio “Viziare se stessi anche in tempo di guerra”. Il post “incriminato” ha ricevuto oltre i 2800 commenti (non come alcuni hanno dichiarato “oltre i 10.000”) e oltre gli 11800 like che, ipoteticamente, rappresentano apprezzamenti nei confronti dell’iniziativa. Molti di questi commenti sono filo-palestinesi e promuovevano il boicottaggio dei prodotti Garnier dopo questa operazione.

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La protesta si è poi estesa su Twitter.

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Questi i fatti. Giusto ricapitolarli visto la delicatezza del tema. Durante queste ore di tregua, vedere parte del mondo mediatico che si focalizza su una piccola fotografia su Facebook lo trovo, personalmente, imbarazzante, al di là delle posizioni personali che ognuno di noi può avere sul tema. Ma questo post vuole provare ad alleggerire questo fatto, parlando di qualcosa di diverso: come potrebbe gestire sui Social Media questa crisi Garnier?

La bacheca di Facebook di Garnier Israele, al momento è ancora aperta e i post presenti sono tutti inerenti ai prodotti. Probabilmente hanno già iniziato a monitorare la pagina eliminando quelli di protesta. Per prima cosa la gestione di questa crisi dovrebbe essere gestita a 360 gradi attivando il piano di crisis management che ogni società, piccola o grande che sia, deve avere all’interno dei propri strumenti di comunicazione. All’interno però di un tema così complesso, vorrei soffermarmi solo sulla parte dedicata ai social media. Le attività che farei su Garnier Israele (non parlo della pagina di Stand With Us perché è una pagina completamente lasciata allo sbando nei commenti, lasciando che vengano inserite offese e minacce di qualsiasi tipo) sono invece le seguenti:

– Bloccherei temporaneamente la bacheca onde evitare di ricevere post OT sul tema
– Applicherei la policy della pagina in modo deciso (se non esiste, come in questo caso, la creerei subito)
– Realizzerei un post insieme per spiegare il tipo di attività fatta e prendere una posizione in merito dopo che questa è stata presentata e comunicata su tutti i media
– Applicherei un monitoraggio H24 sulla pagina con moderazione decisa

Aspetterei infine che la bufera passi, come passerà. Ma è davvero una bufera? La pagina di StandWithUs ha praticamente per ogni suo post gli stessi numeri sopra citati e anche gli stessi insulti. Solo che questa volta è stato associato un brand che ad oggi ha preferito il silenzio. Questo perché probabilmente la decisione fatta non è stata un’azione di marketing decisa (sarebbe stato un suicidio per chiunque schierarsi con un fronte o l’altro) ma un gesto di “solidarietà” nei confronti dell’esercito Israeliano. Se il motivo fosse davvero questo, Garnier Israele si sarebbe dimostrata molto ingenua visto che ad oggi niente passa inosservato grazie ai social media.

Voi cosa fareste in questo caso?

Commenti

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3 pensieri su “In caso di crisi: cosmetici di Garnier alle militari Israeliane

  1. Ciao, in Italia è difficile immaginare casi simili, ma in Israele – soprattutto in un momento come quello della guerra – c’è un grande senso di solidarietà e di unità con i giovani soldati, che si manifesta in generosi contributi spontanei al loro benessere.
    In questi giorni chi ha un ristorante ha mandato al Sud del cibo per lo Shabbat, chi vende vestiti ha mandato ai soldati biancheria pulita (spesso il loro periodo di servizio in una determinata zona è più lungo del previsto e i ragazzi rimangono a corto di tutto ciò che gli occorre)… è una gara di solidarietà a cui quasi nessuno resiste. La gente “normale” si organizza persino per mandare pizze ai ragazzi al fronte (https://www.facebook.com/PizzaIDFCampaign?fref=ts)!
    Insomma, non stupisce per niente che anche Garnier si sia mobilitata, se si conosce il contesto.
    Sulla gestione della crisi, vale la regola che haters are gonna hate: quando si decide di prendere una posizione, bisogna poi farci i conti, ma nessuno più degli israeliani ci è abituato…
    A presto
    Jas

    1. Ciao Jasmine, grazie per il tuo commento. Quindi secondo te è stato un posizionamento quello di Garnier? E perché farlo in questo modo “velato” allora? Non riesco a capirlo…

  2. No, non un posizionamento esplicito, un’iniziativa spontanea e non troppo pianificata, piuttosto. Alla fine specialmente in casi come questo spesso si fanno cose “di pancia”. Secondo me non c’era assolutamente un piano dietro.

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