La privacy è morta?

Ieri la privacy è stata uccisa? Difficile dirlo ma gli scatti rubati e messi online di attrici celebri come Jennifer Lawrence, protagonista di Hunger Games, dovrebbero farci riflettere su quanto facciamo ogni giorno con la nostra vita privata, soprattutto su quella parte della vita che vogliamo resti privata.

Privacy

Si dice che l’account bucato sia di iCloud, in particolare che si tratti di due bug che abbiano reso possibile questa operazione, di cui solo uno è stato per il momento aggiustato da Apple (per approfondimenti vi rimandiamo a chi di Apple ne sa come Melamorsicata).

Al di là di quale sia stato il motivo che ha permesso di violare la privacy di queste donne, quello che mi ha colpito maggiormente è stata l’ingenuità di lasciare scatti così compromettenti online: soprattutto se non siete un signor nessuno, ma una star americana di tutto rispetto. Questo perché avviene? Perché la nostra privacy viene venduta ogni giorno, e a farlo siamo noi stessi, quella ingenuità, è la stessa (e forse meno grave) di quella che colpisce tantissimi utenti ogni giorni. La privacy è un bene che non va svenduto e che, oggi più di tempo fa, va protetto oltre ogni modo. Una volta a temere per la propria privacy erano appunto solo VIP, oggi a dover temere per la propria privacy siamo tutti noi, ma non lo facciamo. Tanti non si curano delle piccole cose della propria vita digitale, il risultato? Ammazziamo la nostra privacy ogni giorno, un pezzetto alla volta, fino a quando siamo stati noi a toglierle l’ultimo respiro.

Quando muore la vostra privacy?
 

– Quando non leggete i vostri diritti al riguardo, qualsiasi sia lo stato in cui abitiate (questi sono i Diritti in Italia, ad esempio)

– Quando vi dimenticate di disattivare GPS e Wi-Fi quando non li state utilizzando (il primo ovviamente vi geolocalizza con precisione e fornisce queste informazioni a tante delle app istallate sui vostri smartphone, il secondo fornisce molte informazioni in più sul vostro device, su dove vi trovate e il vostro utilizzo di Internet)

– Quando usate password come 0123 oppure 0000, o ancora più banalmente il vostro nome o la vostra data di nascita. La password più utilizzata secondo SplashData, vi ricordiamo che nel 2013 è stata 123456, seguida da password.

– Quando non leggete le informative sulla privacy mentre vi iscrivete ad una nuova app, un servizio, un sito, e date il permesso a tutto quello che vi chiedono solo per finire in fretta quella noiosa procedura (ogni tanto lo faccio anche io per carità, pagandone le conseguenze anche tempo dopo).

– Quando fornite i vostri dati bancari via email a Poste Italiane, o a Mr. Chang (dal quale avete ereditato tantissimi soldi ovviamente).

– Quando mettete online e pubblicamente vostri contatti e dati come email, data di nascita, numero di cellulare, ecc. non vi lamentate se qualcuno poi li utilizza.

– Quando vi iscrivete su un social network. Già perché state creando un punto di incontro con il mondo esterno, potete ignorarlo se volete (pensate ai messaggi che si ricevono all’interno della cartella “altri” di Facebook ad esempio) ma state dando la possibilità alle persone di contattarvi. Se non lo volete potete usare uno pseudonimo e rendervi così meno riconoscibili. Per non parlare del numero di informazioni che state fornendo, molte delle quali pubbliche perché non vi siete preoccupati di settare correttamente il vostro profilo (prendetevi un attimo per rivedere questo spot belga proprio dedicato a questo tema):

Immagine anteprima YouTube

Commenti

commenti

Un pensiero su “La privacy è morta?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *