Quando Photoshop era fantascienza, Pablo Inirio: il pioniere del foto ritocco

Photoshoppare un’immagine è un’operazione che al giorno d’oggi è alla portata di tutti. Basta seguire le semplici istruzioni del software per modificare una foto a nostro piacimento e se siamo già esperti del programma possiamo addirittura utilizzare un piccolo, semplice, veloce smartphone. Cambiare l’esposizione, aumentare il contrasto, eliminare intere parti indesiderate, diminuire la luminosità o invertire i colori: con Photoshop si può fare tutto questo e molto altro ancora, con il gioiello della Adobe è facile fare in modo che le nostre foto rasentino la perfezione degli scatti professionali.

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Non che i fotografi professionisti riescano a catturare l’idillio che vediamo nelle copertine delle riviste glamour o nei vari photoshoot, anche loro prima di passare i propri scatti alle redazioni a cui fanno riferimento utilizzano programmi ben più che sofisticati per rendere le celebrities vere e proprie tempeste di magnetica bellezza. L’apoteosi di luci e colori che baciano il volto perfetto delle star infatti viene ricreato in laboratorio mediante l’utilizzo di determinati software simili a photoshop; se ne deduce che tra il prima e il dopo c’è una differenza abissale. Questo dato da un lato sfata la bellezza mitica di molti vip e dall’altro ci fa pensare alle celebrità di un tempo, le magnifiche attrici anni ’60 che non avevano Photoshop dalla loro e che potevano contare solo sul trucco, spesso più nemico che amico.

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Dunque è esatto affermare che le foto ritraenti le bellissime icone degli anni ’60, da Marilyn Monroe a Audrey Hepburn, sono come mamma macchina fotografica le ha fatte? La risposta è no.

Pablo Inirio, fotografo e storico stampatore dell’agenzia Magnum, può essere considerato a ragione uno dei pionieri del foto ritocco. Dimenticate computer, software sofisticati, mouse e tastiera, Inirio lavorava in una camera oscura con il solo ausilio di agenti chimici che gli permettevano di modificare fotografie che oggi sono ritenute veri e propri tesori.

Dalla già citata Audrey Hepburn all’attore James Dean, dal nerboruto Mohamed Alì al sempre vivo Martin Luther King, i soggetti di Inirio erano sempre diversi ma nelle sue foto sempre perfetti, i contorni ben definiti e la luminosità da esterno eccellente come fosse da studio. Attraverso un lavoro che alle volte durava anche più di novanta ore settimanali, tutte passate in camera oscura, Inirio schermava, bruciava, scuriva e illuminava le sue foto mediante agenti chimici particolari, la differenza tra prima e dopo è notevole.

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Il fotografo e stampatore prima di modificare gli scatti con le suddette soluzioni era solito segnare quali zone fossero da ritoccare, appuntando il tutto con un un pennarello. Quelle che agli occhi di un inesperto appaiono foto scarabocchiate in realtà riportano con minuziosa cura i tempi di esposizione e le note per enfatizzare alcune zone della foto, tutti dati indispensabili per il foto ritocco che oggi Photoshop analizza in un batter d’occhio senza che noi ce ne rendiamo conto.

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Inirio oggi viene considerato un genio della fotografia e, come detto, uno dei pionieri del foto ritocco, il suo lavoro, terribilmente faticoso e molto complicato, oggi viene svolto con altrettanta perfezione da schiere di teenager dietro lo schermo di un computer, ma questo non sminuisce la sua eccezionale bravura. Se oggi esiste Photoshop, senza togliere niente ai fratelli Knoll, in un certo senso è anche grazie a Pablo Inirio.

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